Capitolo Secondo

“Hai capitolo?” fu questa la cosa che mi dissero quando consegnai la prima versione di questo libro per farla pubblicare…purtroppo non avevo capitolo nulla, avevo solo la copertina (che ho perso) e mancavano i capitoli. Tra l’altro perdendo la copertina è venuto il raffreddore al resto del libro e non potendo vederlo perché mancavano i capitoli vedevo solo lo schifo di quando passeggiando per casa si soffiava il naso su ogni cosa…fu così che dovetti cominciare a riempirlo di capitoli. É stato così che sono arrivato al capitolo secondo di questo fantastico libro semplicemente non dicendo assolutamente nulla ma divertendomi un sacco a scriverlo. Tra l’altro non ho mai capito questo “divertirsi un sacco”…come si fa a sapere se il sacco è grande oppure piccolo, e se poi il sacco è di quelli di nylon che si rompono sempre quando fai la spesa? …forse è proprio così, e in tal caso si capisce il  perché della caducità dell’effimera gioia che portò all’idea del “male di vivere” di Montale. Mòntale…sembra un verbo imperativo… “Eugenioooo!!! Mòntale!” gli diceva sempre così sua mamma quando lui smontava le sue amate scatole porta oggetti. Insomma, a lui piaceva rompere un po’ le scatole talvolta. Fu proprio così che stramazzo il cavallo de “Il male di vivere” (N.d.R. poesia di Eugenio Montale), gli aveva rotto le scatole e come ogni maschio il cavallo se le tocco e stramazzò al suolo…comprensibile in fondo.

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